J. Evola: SAGGI SULL'IDEALISMO MAGICO
(
Casa Ed. Atanòr, Todi-Roma, 1925)
"Vita Nova", settembre 1925

[in ôVita Nova (1925-1933)". A cura di G. F. Lami - Fondazione Julius Evola, 1999 ]

....C'e qualcuno che tenta. Un tentativo, che può destare qualche curiosità, è quello di J. Evola, col suo volume di Saggi sull'Idealismo Magico (Casa Ed. A. Atanor [sic], Todi-Roma, 1925). Quest'idea di un idealismo magico ritorna, così, dopo un lungo giro di esperienze spirituali e di costruzioni speculative. Ma quanto mutata, da quando prese le mosse nel primo romanticismo! Non è più la poesia la dea che deve operare il miracolo, ma una filosofia affiancata da una metodologia d'indole pratica. C'e una serie di prove per purificare l'individuo da tutte le sue «deficienze», e farlo diventare, come il Michelstaedter diceva, «sufficiente a se stesso»: nella quale sufficienza è la perfezione dell'Io, lo stato di «persuasione».
....La prima prova è quella del fuoco, e consiste nel negar tutto: ogni fede, ogni legge, ogni sentimento di umanità, la scienza, la filosofia, tutto in somma. Prova, come si vede, non molto consolante; ma l'A. consiglia di non aver paura, tanto più che quella è soltanto la prima. Vien dopo la prova della sofferenza, con cui si riconosce la necessità di tutto ciò che prima si è negato: di tutte le determinazioni dell'essere che ponendosi come limite a noi, all' individuo, ne costituiscono la deficienza. E viene in fine la prova più bella, quella dell'amore, mediante la quale ci facciamo, attivamente, l'essenza stessa delle cose. Con tali prove, e con quel che segue (cap. V), si arriva a vivere l'infinita dell'universo «dall'alto dell'unità immortale di una funzione produttivamente libera» (p. 127).
.... La dottrina del Michelstaedter è, cosi, accettata e superata, facendo convergere anche il momento negativo, ch'egli chiamava della «rettorica», in una dialettica positiva della persuasione: la deficienza rientra nel processo dell'autosufficienza.
.... Invece, l'idealismo trascendentale, secondo l'A., è impotente: la verità o falsità dell'idealismo implica il senso e la certezza che l'uomo può o no dare alla sua vita e alla sua esperienza, e questo è un risultato a cui non si giunge teoreticamente: « esso può venir deciso non per un atto intellettuale, ma per una realizzazione concreta» (p. 14). Questa realizzazione è un movimento, «in cui I'esistenza empirica viene realmente trasfigurata e risolta nella divinità» (p. 15).
.... L'A. muove, ciò non ostante, anche lui dall'idealismo, perché soltanto questo dà una soluzione del problema fondamentale dello spirito contemporaneo. E dei filosofi idealisti, qui ricordati, il Gentile è quello cui egli tiene più fisso lo sguardo. Ma l'idealismo in genere e quello gentiliano in particolare, pone un principio oscillante tra l'io empirico, reale, e un Io, che vuol esser Dio. Di qui, la necessità di chiarire, d'integrare e inverare l'idealismo con processi che portano, effettivamente, l'io alla coincidenza con l'assoluto.
.... E, d'altra parte, l'A. si lamenta che il magismo, l'occultismo e teosofismo, con tutto il loro bagaglio di dottrine orientali e occidentali, siano rimasti in arretrato su lo sviluppo del pensiero moderno. Sì che dalla loro fusione e compenetrazione dovrebbe venire un gran bene a entrambi, e alla povera umanità, assillata dal problema di Dio e del mondo, perché assillata, in questo problema, dal problema dell'io.
.... E certamente, se il problema della filosofia vien posto in questo senso, religioso-realistico, cosmico in fine, il libro dell'Evola può conservare qualche interesse. Se non altro, questo: di vedere l'idealismo gentiliano penetrare in recessi molto lontani dalle sue intenzioni...


Armando Carlini

 


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