J. Evola - Fucina, studio di rumori - 1917/18 |
Olio su tela, cm. 85x80 Acquisito dalle raccolte dei Civici Musei di Brescia negli anni Sessanta, a seguito della sua presentazione in alcune occasioni in quegli anni, è un efficace dimostrazione del grado di penetrazione di Evola nella poetica del futurismo, di cui egli accetta i principi di analogia e sinestesia, nel rapporto istituito fra sensazioni visive e uditive, ma di cui rigetta gli aspetti esteriori e descrittivi. Gli elementi meccanomorfi, ravvicinati e ingranditi, creano una situazione allucinata, per cui la Valento parla dei primi possibili riferimenti alle trasformazioni alchemiche. f.t. (Francesco Tedeschi) |
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