J. Evola - Astrazione - 1920/21


Olio su tavola, cm. 63x50
Firmato in alto a sinistra "Evola"
Collezione privata


La vicenda di questo dipinto non è del tutto chiara. Innanzitutto il titolo con cui è apparso alle esposizioni più recenti non permette di identificare a quale delle opere esposte nel 1920 e 1921 corrisponda; inoltre si conosce una riproduzione fotografica degli anni Sessanta che fa pensare che ne esista un'altra versione, oltre a quella che Evola ha realizzato negli anni Sessanta. Ne dovrebbero quindi esistere tre versioni, di cui due probabilmente realizzate intorno al 1920, e una di esse sarebbe quella annoverata nell'elenco delle opere esposte nel 1963 con il titolo Cesura.
Potrebbe trattarsi di una delle "composizioni" esposte nel 1920, quindi precedente alla declinazione in senso dadaista e di "paesaggio interiore" della sua pittura, e comunque è opera che ben corrisponde ai caratteri che Evola attribuisce all'"astrazione" quale condizione arbitraria e interiorizzante. Il dipinto, che resta uno dei più interessanti esiti raggiunti da Evola nell'ambito delle ricerche astratte, presenta evidenti riferimenti alchemici, nel passaggio da una zona inferiore più densa e oscura, dove appaiono frammenti di forme geometriche e due serpentine di chiara portata simbolica, e una superiore, illuminata ed eterea, dove i colori sfumano in velature che si dissolvono sul fondale chiaro

f.t. (Francesco Tedeschi)