Provaci ancora, Julius

Era antifascista. Poi ha superato, a destra, il regime. E nel dopoguerra è stato arrestato. Solo ora, archiviate le polemiche, il filosofo viene studiato senza partito preso. Un esempio? La pubblicazione della sua corrispondenza con l'editore Laterza. Prima che nella vita dell'intellettuale «nero» entrasse Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Sviluppò lo spiritualismo «magico»

Nato a Roma nel 1898, si dedicò in un primo tempo alla pittura, aderendo al movimento futurista e a quello da daista. Pubblicò quindi con Cantarelli e Fozzi Bleu, unica rivista italiana dadaista. Dopo il '21 si dedica esclusivamente agli studi filosofici.
Influenzato da Nietzsche e dall'idealismo gentiliano sviluppò uno spiritualismo volontaristico e «magico», sulla cui base elaborò una posizione ideologica nettamente reazionaria. Di questo periodo le opere Saggi sull'idealismo magico, 1925, Fenomenologia dell'assoluto, 1930 e Rivolta contro il mondo moderno, 1934. Appoggiandosi a un'«idea platonica» della razza fondata sull'atteggiamento aristocraticistico già celebrato da J. A. Gobineau, distinse fra un razzismo materialistico fondato sulla biologia ed un razzismo di tipo spirituale, vicino a quello di F.L Clauss e sostituì alla nozione di «ariano nordico» quella di «ariano mediterraneo». Tra le opere principali, Il mito del sangue, del '37, Sintesi di una dottrina della razza, del '41 e la Metafisica del sesso, del '58.

"Non c'era cultura fascista; se c'era cultura, non era fascista», diceva Norberto Bobbio: questa frase è una pietra tombale su chi l'ha pronunciata.
Cultura fascista c'è stata e ha coinciso, in un certo periodo, con la cultura italiana. Fascisti sono stati, fra gli altri, Romano Bilenchi, Vincenzo Cardarelli, Felice Chilanti, Giovanni Comisso, Mino Maccari, Vasco Pratolini, Giuseppe Ungaretti e Elio Vittorini, poi «riabilitati»; molto meno fascista di loro, senza mai tessera di partito e quindi quasi antifascista, era invece Julius Evola.

Marginale nel regime, nel dopoguerra Evola diventa inopinatamente l'autore per eccellenza nel neofascismo. La filosofia di Giovanni Gentile lascia ormai freddi gli «esuli in patria», emarginati fino ad assuefarsi all'emarginazione: sono gruppi e gruppetti nostalgici più degli ordini medioevali che dei moschettieri del Duce a contendersi un pensatore sconosciuto ai più.

Coinvolto nell'attività dei Fasci di azione rivoluzionaria, nella notte fra il 23 e il 24 maggio 1951, Evola viene arrestato a Roma da un giovane e promettente ufficiale dei carabinieri, Carlo Alberto Dalla Chiesa. Nel recente Elogio e difesa di Julius Evola di Gianfranco de Turris (Mediterranee, 25 mila lire) si ricorda come, processato con Cesco Giulio Bagnino, Enzo Erra, Fausto Gianfranceschi ed il futuro ministro Egidio Sterpa, Evola viene assolto dell'accusa di avere violato la legge Scelba, ispirando e ricostituendo il disciolto partito fascista. Nell'Italia democratica è il primo caso di delitto d'opinione. Tornato libero, Evola riprende a lavorare. Negli anni Trenta era rimasto fuori dal giro delle case editrici importanti, che non pubblicavano saggistica filosofico-religiosa, né storico-razziale, i suoi settori di competenza.

Aveva invece lavorato per Bocca, Hoepli e Laterza, prestigiosi ma solo relativamente commerciali. Con la Laterza i rapporti di Evola durano dal 1925 al 1959, senza risentire degli avvenimenti storici. Lo documenta La Biblioteca esoterica, il libro che ora raccoglie le lettere fra Evola e Laterza a cura di Alessandro Barbera (Fondazione Evola - Pellicani ed., lire 30.000). Di Evola, Laterza stampa le prime edizioni de La tradizione ermetica (1931), de Il mistero del Graal (1937) e de La dottrina del risveglio (1943), oltre alla riedizione, curata nel 1932 sempre da Evola, del Mondo magico degli Eroi di Cesare della Riviera, un testo del 1600: opere non destinate a grande diffusione in un'Italia ancora largamente analfabeta.

Il carteggio di Evola con Franco Laterza è monocorde, come sempre succede fra un autore di relativo successo ed un editore di relativi mezzi, con uno a proporre un libro e l'altro a prendere tempo, poi a pubblicare qualcosa sì, qualcosa no, adducendo mancanza di carta (non da escludere ma certo risolvibile in tempo di pace). In tempo di guerra una volta viene fatto notare da Franco Laterza a Evola che della sua Dottrina del risveglio «si sono vendute solo trecento copie», ma che si spera nella «prossima liberazione del nord» per «una maggiore vendita il prossimo anno». È il 13 aprile 1945. Ignora il mittente - che infatti scrive all'indirizzo romano di Evola - che il destinatario è a Vienna, assediata dai russi, e che non auspica la «liberazione» solo per vendere qualche copia in più.

Quanto a Croce, che aveva introdotto Evola alla Laterza dopo averne letto Teoria dell'individuo assoluto e Fenomenologia dell'individuo assoluto, ancora il 22 febbraio 1949 scrive a Franco Laterza circa la proposta di pubblicare Nietzsche e il senso della vita di Robert Reininger tradotto da Evola: «In genere ora nessuno più s'interessa al Nietzsche. Dovrebbe essere un lavoro eccellente, ma dubito per l'Evola, che non ha nessuna competenza oltre questa buona scelta». Il saggio di Raìninger verrà pubblicato solo un quarto di secolo dopo da Giovanni Volpe.

Il tono di Croce lascia trasparire condiscendenza per Evola. I loro rapporti si sono interrotti nei primi anni Trenta, quando il larvato antifascismo conservatore evoliano ha ceduto il posto a un iper-fascismo aristocratico e monarchico. Ma se l'allontanamento politico non ha rafforzato l'iniziale reciproca stima, in queste poche righe di Croce affiora soprattutto il sussiego del professore universitario verso l'autodidatta della filosofia. Anche in questo caso il tempo ha fatto giustizia del disprezzo per Evola e ancor più di quello per Nietzsche. Nemesi storica: se Croce e Nietzsche hanno oggi lo stesso editore, Adelphi, il secondo vende molto più del primo.

Anche i primi passi dell'Evola filosofo tornano oggi in libreria grazie a una raccolta di scritti, L'idealismo realistico (1924-1928), a cura di Gianfranco Lami (Fondazione Evola - Pellicani ed., lire 26.000). Sono gli articoli apparsi sulla rivista di Vittore Marchi, un reduce pluridecorato alla disperata ricerca di una fama filosofica che compensasse la cecità riportata in guerra.

All'Idealismo realistico Evola collabora fra i ventisei e i trent'anni, mentre comincia a misurarsi con Rene Guénon e mentre scrive la Teoria e la Fenomenologia. È una fase di transizione del suo pensiero, ma basta a farlo notare da Croce, aprendogli la via della Laterza.

Mentre Croce ha solo un grande passato, Evola sembra avere ancora un grande avvenire, anche all'estero. Tradotto largamente in francese, tedesco e inglese, è ora anche oggetto di un'ampia raccolta di saggi, Julius Evola a cura di Arnaud Guyot-Jeannin, nella serie «Dossier H» fondata da Dominique de Roux presso le edizioni Age d'Homme di Losanna: di quell'autore, che la Laterza non teneva in gran conto, scrivono Gottfried Benn, Alain de Benoist, Massimo Cacciari, Renzo de Felice, Mircea Eliade, Giorgio Galli, Rene Guénon, Julian Freud, Marguerite Yourcenar, Gabriel Matzneff...

Maurizio Cabona

(IL BORGHESE, n. 15 del 23 luglio 1997)

“Egregio professore, sono spiacente”

[Alcune lettere da La Biblioteca esoterica - Evola Croce Laterza
Carteggi editoriali
1925-1959]

CROCE MI HA DETTO CHE LEI MI PUBBLICHERÀ
(Lettera di Julius Evola a Franco Laterza)

II senatore Benedetto Croce mi comunica che Ella, di massima, non respinge la possibilità di pubblicare una mia opera su La Tradizione Ermetica nella Sua collezione di opere esoteriche, sempreché la lunghezza dell'opera non superi le 200 pagg. all'incirca. La ringrazio, e intanto Le invio un mio studio, che può darLe una idea del carattere, delle tesi e dello stile dell'opera; Le unisco inoltre (verso cortese restituzione) l'indice dei paragrafi e uno schema di introduzione, che però va riveduto e chiarificato. Vi è infine l'inizio dell'opera, già stampato in Ur.
Io ho pronto il ms. intero: ma, così come è, invece che sulle 200 pagg. andrebbe sulle 300 pagg. ed inoltre la trattazione ha un carattere un po' tecnico, con molte annotazioni, perché era destinata alla mia rivista
Ur, che ora si è trasformata in La Torre, ove non vi è più posto per materia del genere. In ogni caso, avevo già in mente di sintetizzare, chiarire e alleggerire, onde vengo incontro alla Sua idea circa la grandezza del libro. Si tratta soprattutto di eliminare una parte delle moltissime citazioni.
Io ritengo che sulla base degli elementi che Le trasmetto, Lei può forse formarsi una idea generale per dirmi se crede che di massima la cosa può andare. Allora mi metterei al lavoro che peraltro - come le ho detto - farei anche per me stesso. È' opera (che) procede sopra un campo del tutto inesplorato - le stesse fonti sono testi rari del '500, '600, ecc. oltre a papiri greci e arabi. E le difficoltà affrontate sono racchiuse già nello stesso senso che ha comunemente l'epiteto «ermetico»: peraltro, i risultati sono di speciale importanza, poiché viene alla luce qualcosa di interamente nuovo, e di interesse sia per i cultori di cose spirituali, sia per il pubblico scientifico, il libro restando costruito scientificamente. Se la cosa si fa, a suo tempo Le trasmetterò la lista degli abbonati della mia precedente rivista i quali attendono il libro, e sicuramente lo acquisteranno. Perciò resto in attesa di un Suo cenno di risposta. Mi basterebbe sapere un'approvazione generale, restando la riserva della visione del ms. definitivo (non credo mandarle quello attuale, perché forse Le darebbe un'idea di cosa troppo tecnica e complessa) (...)
Sarò veramente lieto se con questo libro mi sarà possibile collaborare alla Sua attività, dato che con i miei due volumi precedenti sull'individuo assoluto, che lo stesso sen. Croce Le aveva proposti, e che poi son stati pubblicati da Bocca, non vi sono riuscito.
Con i più distinti saluti mi creda.
J. Evola, Roma

CARO EVOLA, MI SPIACE DIRLE CHE...
(Lettera di Franco Laterza a Julius Evola)

Egregio Professore, sono spiacente di dover rispondere negativamente alla Sua proposta di ristampare la Sua Dottrina del risveglio, attualmente esaurita. La collezione degli studi religiosi per il momento è sospesa; quanto alla Biblioteca di Cultura Moderna, in cui Ella mi suggerisce di includere l'opera, è anch 'essa in corso di trasformazione e il nuovo programma, che del resto è già rigidamente stabilito a lunga scadenza, difficilmente potrebbe comprendere un'opera di questo argomento, che in ultima analisi si troverebbe ad essere sacrificata in una sede non appropriata.
Gradisca i miei migliori saluti.
Franco Laterza, Roma

LA RIVOLTA, CHIAVE DEL MIO PENSIERO
(Lettera di Julius Evola a Franco Laterza)

Egregio Dr. F. Laterza, Lei ha dunque avuto il testo rielaborato per la nuova edizione dei libri sul Graal e sull'Ermetismo.
Si è potuto constatare che tra l'andare e venire la posta fra Italia e Austria impiega una ventina di giorni ed è abbastanza sicura, raccomandando. Così veda di inviarmi, a suo tempo, le prime bozze di entrambi i libri - entro 25 giorni dall'invio Le avrà di ritorno corrette. Per facilitare, le bozze impaginate le faremo invece rivedere da amici in Italia. Secondo la lettera trasmessami dall'amico Bracorens Lei era disposto ad assumere la riedizione di questo libro, con testo rivisto ed ampliato. Si è scritto a Bocca, il quale però non vorrebbe cederlo e vorrebbe ristamparlo lui, benché ha varie altre cose mie da ristampare. Mi dica se è il caso, ed allora faremo dei passi conformi per liberare il libro.
Tuttavia vorrei attirare la Sua attenzione su di un'altra proposta, assai più importante. Si tratta della mia opera principale, che è meno un po' la chiave di tutte le altre,
Rivolta contro il mondo moderno. Essa uscì nel 1934 da Hoepli e l'anno dopo in una edizione tedesca presso la Deutsche Verlags-Anstalt, Stoccarda. Già verso l'inizio della guerra l'una e l'altra edizione erano esaurite mentre l'opera ha avuto notevoli risonanze anche in altre nazioni.
Si tratterebbe di ristampare questo libro. Nel riguardo, bisogna tener presente quanto segue. Dato il soggetto, quest'opera non può andare nella serie in cui sono usciti i miei altri libri, oppure, se in essa, come un'opera un po' a sé, con formato diverso, come si è fatto per quel libro sulla storia delle religioni e gli stessi «Discorsi di Buddha». In caso diverso, e più acconciamente, entrerebbe in questione la collana della «Cultura moderna».
In questa seconda evenienza bisognerebbe però dividere l'opera in due volumi, perché ha una certa mole, circa 450 p. in ottavo piccolo se ricordo bene.(...)
Non so se Lei, egregio Dottore, conosce l'opera in discorso e se Le sarà possibile trovarne una copia nel caso che volesse esaminarla direttamente. Io stesso devo vedere come trovarne una, essa essendo, come ho detto, esauritissima. Devo pertanto mettere in rilievo questo punto: durante il periodo fascista quest'opera valse un po' come di contrabbando e in Germania, poi, non avrebbe potuto uscire se fosse stato un tedesco a scriverla. Questo è uno dei fattori che hanno contribuito alla sua diffusione. Ora non debbo nascondere che nella difesa dei valori tradizionali e della personalità spirituale, cui si dedica il libro, se vi son attacchi precisi contro le vedute totalitarie e di nazionalismo materialista e aggressivo, con non minore energia sono attaccate deviazioni ideologiche di tipo opposto che oggi molti vogliono dare come panacea universale. La nuova edizione potrà dunque essere un interessante esperimento per giudicare, dalle ripercussioni, se di libertà di pensiero ve ne è più oggi, o prima. La proposta va decisa in via di principio, nel senso che, quanto alla eventuale pubblicazione, essa dipenderà dalla situazione economica in Italia. Si è che, per lo stato della mia salute, che mi fa vedere oscuro il mio avvenire, desidero fin d'ora sapere piazzate convenientemente le mie opere principali. Non so se Hoepli ha mantenuto la sua attività editoriale. Ma quel libro, da lui, era un po' fuori posto, perché egli stampa soprattutto cose tecniche e di volgarizzazione. Mentre il suo vero luogo sarebbe in una seria casa editrice di opere filosofiche, come la Sua. Le sarò grato per un cenno di risposta, che è sempre meglio inviare all'amico Prof. v . Bracorens.
Con i migliori saluti d.mo
J. Evola

CARO PREZIOSI, EVOLA NON VENDE
(Lettera a Giovanni Preziosi)

Ho già sul mio tavolo da oltre venti giorni gli appunti che mi lasciò il Sen. Croce intorno al libro di J. Evola Teoria dell'individuo assoluto raccomandandomene la pubblicazione. Non ho scritto all'autore perché non posso decidermi ad assumere nuovi lavori di limitata convenienza commerciale, mentre ho altri gravi impegni che formano anche continuazione di opere iniziate... Non si tratta quindi di mala volontà ma è lo stato delle cose, nonché la crisi che vogliono così.
Mi è grata intanto l'occasione per salutarla cordialmente.

Franco Laterza, Roma

 

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