«Ciò che vi è di "universale" in un essere sarà considerato come il meno, come quel che in esso vi è di meno reale, di più astratto, di incompiuto; nell'"individuale" si intenderà invece ciò che ha valore, ciò che va voluto, ciò che è più reale, la perfezione, o fine (τελoς), di un essere. Ma, com'è noto, è esattamente questa la veduta di uno dei massimi esponenti dell'antica nostra cultura, di Aristotele, il quale contro Platone affermò che i "generi" e le "idee" in tanto hanno realtà, in quanto si incarnino e si attuino negli individui. Questa veduta generale antimistica e antiuniversalistica, nel caratterizzare esattamente lo spazio del mondo occidentale in opposto a quello orientale, non esprime, anch'essa, che l'opposizione che in questo piano è determinata dal duplice riferimento a "verità guerriere" e "verità contemplative".»



 

 

Julius Evola: Per una difesa romana dell'Occidente, in "Vita Nova", ottobre 1931,
ora in Vita Nova (1925-1933), Roma 1999.

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Ultimo aggiornamento: 29 luglio 2010